lunedì 1 giugno 2015

Rifiuti/ Ambientalisti e antimafia: “Il governo siciliano non avalli la truffa con cementerie e centrali elettriche”

Rifiuti/ Ambientalisti e antimafia: “Il governo siciliano non avalli la truffa con cementerie e centrali elettriche” 



 Giulio Ambrosetti  1 Jun 2015 |





Ambientalisti e associazioni antimafia denunciano un’operazione speculativa dei titolari delle discariche private, che già incassano ogni anno oltre 200 milioni di euro con i rifiuti dei Comuni. Rifiuti che dovrebbero essere venduti, sotto forma di combustibili, a cementerie e centrali elettriche che darebbero vita a veri e propri inceneritori in barba alle normative europee


In attesa di conoscere i risultati delle elezioni in Sicilia (si vota in 53 Comuni, tra i quali due capoluoghi di provincia: Enna e Agrigento: i risultati si sapranno nel pomeriggio, perché nella nostra Isola si vota anche oggi fino alle 15,00), nel mondo della politica siciliana esplode una violenta polemica sulla gestione dei rifiuti. Con il governo di Rosario Crocetta che, dopo aver ‘pilotato’ il settore, per oltre due anni e mezzo, con il sistematico ricorso alle discariche in buona parte private, vorrebbe passare all’incenerimento degli stessi rifiuti. Con una soluzione che si annuncia peggiore dei quattro termovalorizzatori che il governo di Totò Cuffaro ha provato a realizzare nella legislatura 2001-2006. In quell’occasione, almeno, si prospettava la realizzazione di quattro impianti che prevedevano il parziale abbattimento dei fumi. Quella prospettata dal governo Crocetta-Pd sembra una soluzione forse un po’ semplificata: in pratica, l'utilizzazione di inceneritori di rifiuti. Soluzione che ha scatenato le ire degli ambientalisti e delle associazioni antimafia.
A dare fuoco alle polveri sono Zero Waste Sicilia (Beniamino Ginatempo), il Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni (Antonella Leto), l’Associazione Antimafie Rita Atria (Carmelo Catania), i No MUOS (Antonio Mazzeo) e No TRIV (Salvatore Mauro). Le cinque associazioni ambientaliste e antimafia, si legge nel comunicato, “da anni denunciano le illegalità perpetrate anche con il silenzio e l’avallo della Regione Sicilia”; così si rivolgono “al Governatore (cioè a Crocetta) e alla sua Giunta, distratta in merito alle normative europee sulla gestione dei rifiuti. Dopo le recenti affermazioni sull’improbabile adeguamento delle discariche - quasi tutte private, mentre quelle pubbliche quasi non esistono ancora - non si sentiva proprio il bisogno dell’affermazione  ‘ciò che rimane del rifiuto vogliamo trasformarlo in combustibile, in un bene appetibile per il mercato’. Un’affermazione - sottolineano le associazioni ambientaliste e antimafia - che ci riporta ai tempi bui dell’ex-presidente Cuffaro”.
vania contraffatto
Oltre che al presidente Crocetta, ambientalisti e associazioni antimafia si rivolgono a Vania Contraffatto (nella foto a sinistra), il magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo chiamata dal Pd a gestire l’assessorato regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità (leggere rifiuti e acqua). “Vogliamo allertare il governatore Crocetta e l’assessore Contraffatto - sottolineano ambientalisti e associazioni antimafia - che la scelta della trasformazione di rifiuti in combustibile (il Css, sigla che sta per Combustibile solido secondario) non solo è scellerata dal punto di vista ambientale ma, per almeno quattro buoni motivi, è una vera e propria truffa per i cittadini siciliani. Inoltre sarebbe pure illegale se prima non si raggiungono le percentuali di raccolta differenziata e recupero di materia fissate per legge, cioè il 65% ed il 50% entro il 31/12/2015”, così come previsto dalla legislazione regionale. “In Sicilia - si legge infatti nel comunicato di ambientalisti e associazioni antimafia -  siamo solo al 13,4% di raccolta differenziata secondo l’Arpa Sicilia (l’Arpa è l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, soggetto che fa capo alla Regione amministrata dal governatore Crocetta e quindi la meno titolata ad esprimersi su fatti che riguardano il governo regionale che la controlla ndr), ed appena al 10,7% secondo l’Anci (rapporto Ispra 2014)”.
Insomma, con il governo Crocetta, in materia di gestione dei rifiuti, si stanno riproponendo gli stessi dubbi che aleggiavano sul governo di Totò Cuffaro. Allora si pensava che dentro i quattro termovalorizzatori potesse finire un po’ tutto, anche sostanze che non dovrebbero essere bruciate (per esempio, sostanze che, una volta bruciate, producono diossina e altri gas e materiali altamente inquinanti, per non parlare delle stesse ceneri: la combustione, infatti, elimina i due terzi circa della massa di rifiuti, ma un terzo rimane sotto forma di cenere). Come osservano ambientalisti e associazioni antimafia, in Sicilia la raccolta differenziata è bassissima. Lo stesso dato dell’Anci Sicilia (Associazione nazionale comuni italiani dell’Isola) - cioè il già citato 10 per cento di raccolta differenziata - è sovrastimato, perché in alcuni luoghi della Sicilia dove si effettua la raccolta differenziata non ci sono le isole ecologiche, il riciclo di materiali è basso e c’è il dubbio, tutt’altro che campato in aria, che parte dei materiali finisca lo stesso in discarica).  
Ambientalisti a associazione antimafia parlano senza mezzi termini di possibile truffa ai danni dei cittadini siciliani: “Se si continuasse come dichiarato - si legge sempre nel comunicato - i siciliani e le siciliane verrebbero derubati ben 4 volte”. La prima volta verrebbero derubati perché “i rifiuti - si legge sempre nel comunicato - sono risorse pubbliche. Il valore economico dei materiali recuperabili da una tonnellata di rifiuti è di circa 40 euro. Siccome la Sicilia ne produce circa 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, a causa dell' ‘inerzia’ di Regione e di gran parte dei Comuni, si sotterrano in discarica circa 100 milioni di euro l’anno, denari sottratti alle famiglie ed alle imprese siciliane”.
Poi ci sarebbe il furto numero due, sempre a carico degli ignari cittadini siciliani: “A parte i costi di raccolta e trasporto - si legge sempre nel comunicato - conferire in discarica costa circa 100/120 euro a tonnellata: i padroni delle discariche private incassano tra i 230-240 milioni l’anno a spese dei siciliani, e naturalmente si oppongono a qualunque cambiamento (compresi raccolta differenziata e compostaggio) di un sistema di gestione che li favorisce spudoratamente”. L’accusa, pesantissima, lanciata da ambientalisti e associazioni antimafia ai titolari delle discariche private (in parte finiti sotto inchiesta da parte della magistratura) è suffragata dal fatto che in Sicilia, spesso, i centri di compostaggio vengono realizzati a rilento. E quando vengono realizzati rimangono inattivi. Per non parlare delle gare per gli stessi centri di compostaggio che vanno deserte.   
In terza battuta ambientalisti e associazioni antimafia ricordano al governatore Crocetta “che non esiste, neppure nei sogni, il combustibile pulito”. 
 cementificio di isola delle Femmine, alle porte di Palermo: foto tratta da italcementi.it
Combustibile, in ogni caso inquinante, che potrebbe essere venduto “solo a cementifici e centrali elettriche” rispettando le soglie legate alla presenza di “cloro e mercurio” (a destra, il cementificio di isola delle Femmine, alle porte di Palermo: foto tratta da italcementi.it). A questo punto ambientalisti e associazioni antimafia ‘sgamano’ il cuore di una grande operazione speculativa in favore dei titolari delle discariche private: “Si tratta - si legge nel comunicato - di un caso unico e strano: un’impresa, la discarica che ‘produce Css’, non acquista le materie prime, ma si fa pagare dai cittadini per prendersele!”. Il riferimento è al fatto che, come già osservato, le discariche private, ogni anno, incamerando i rifiuti siciliani, incassano da 220 a 240 milioni di euro all’anno. Dopo di ciò, i titolari delle stesse discariche venderebbero gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, alle cementerie e alle centrali elettriche (nel Messinese si prevede di bruciare i rifiuti in una centrale elettrica che ha sede nella Valle del Mela, una zona già martoriata dalla presenza di tralicci ad alta tensione che provocano un elevato tasso di inquinamento elettromagnetico). Insomma, i privati guadagnerebbero due volte: prima lucrando sui Comuni che ammassano nelle discariche private i rifiuti in assenza di discariche pubbliche e di raccolta differenziata; e poi rivendendo gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, a cementerie e centrali elettriche!  
“Scelleratamente ed incomprensibilmente - osservano ancora ambientalisti e associazioni antimafia - il combustibile da rifiuti è definito fonte di energia assimilata alle rinnovabili, pur inquinando a parità di energia prodotta molto di più del gas naturale. Pertanto cittadini e imprese pagano, con il 6% della loro bolletta elettrica, incentivi a chi brucia risorse pubbliche inquinando. Se ne deve concludere che la trasformazione dei materiali post-consumo in Css ed il suo uso metterà le mani nelle tasche dei siciliani ben 4 volte!”.
“Chiediamo con forza al presidente Crocetta ed all’assessore Contraffatto - si legge sempre nel comunicato - di rivedere le loro scelte e non rendersi complici di questa truffa, perché si tratta dunque dell’ennesimo caso in cui la politica permette di alienare risorse pubbliche in favore di speculazioni private, pratica troppo diffusa in Sicilia ed in Italia. L’alternativa ovviamente c’è. Oltre semplificare le procedure per il compostaggio della frazione umida, basterebbe che, dopo il trattamento meccanico biologico (obbligatorio per legge, ma mai realizzato), si procedesse col recupero spinto manuale di materia e/o con l’estrusione termomeccanica (le fabbriche dei materiali), invece di produrre Css, e che si intraprendesse la via indicata dall’Europa. Cioè le discariche andrebbero trasformate in depositi temporanei per l’estrazione mineraria urbana”, così come prevede la risoluzione del Parlamento Europeo del 2 dicembre del 2012 (“Una Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, punti 33 e 34). Per ambientalisti e associazioni antimafia “andrebbe rispettata la gerarchia dei rifiuti fissata nella direttiva quadro europea 2008/98/CE denominata ‘La Società del Riciclaggio’, recepita in legge con il decreto legislativo n.  205 del 3 dicembre del 2010. “Ma tutto ciò a qualcuno non conviene”, concludono Zero Waste Sicilia, Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni, Associazione Antimafie Rita Atria, No MUOS (Antonio Mazzeo), No TRIV.
Foto tratta da lafune.eu



Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente

Al Servizio 1
 
     Dipartimento Ambiente    

All’Assessore Regionale del Territorio
e dell’Ambiente

p.c.                                                       
Al Presidente della Regione

Alla Procura della Repubblica
Tribunale di Palermo

Al Comando Carabinieri NOE

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio

Al Comune di Isola delle Femmine

Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it
   



Oggetto:
VIOLAZIONE
NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE
DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI
PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE
2014 SERVIZIO 1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI
CONCESSIONE A.I.A. ALLA DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


In riferimento al rapporto del
Servizio 1 VIA-VAS n. 19382 del 24 aprile u.s., di pari oggetto, trasmesso dal
DG del Dipartimento Ambiente, con nota n. 21908 dell’11 maggio u.s., questo
Comitato rileva quanto segue :

  • si premette, innanzitutto, che i 180 giorni per la
    conclusione del procedimento A.I.A dell’Italcementi del Comune di Isola
    delle Femmine, avviato il 22 luglio 2014, sono scaduti da oltre 120 giorni, senza che all’orizzonte sembra
     intravedersene soluzione. Ciò
    comporta che l’Italcementi, per i ritardi che codesta Amministrazione ha
    già accumulato e continua ad accumulare, opera da svariati mesi in una
    sorta di proroga informale della precedente autorizzazione, per di più di
    un’autorizzazione sulla cui legittimità questo Comitato ha sollevato da
    anni pesanti riserve. Come è noto dagli atti di codesto Dipartimento, il
    firmatario, ing. Vincenzo Sansone, aveva l’incarico di responsabile del
    Servizio VIA-VAS ed il relativo contratto di lavoro scaduti da oltre 7
    mesi, pertanto non era titolato a rilasciare l’autorizzazione; sarebbe poi
    stato rinominato nel dicembre successivo, cioè dopo 4 mesi dalla firma,
    con una nomina, in presunta sanatoria, fino al giorno precedente, perché
    il giorno successivo veniva nominato in un altro Servizio del
    Dipartimento; su tale incredibile pateracchio amministrativo questo
    Comitato ha già prodotto la relativa documentazione. E’ opportuno
    ricordare anche che il responsabile del procedimento di quell’A.I.A. era
    l’arch. Gianfranco Cannova, assurto alle cronache giudiziarie per vicende
    giudiziarie legate ad autorizzazioni similari del Servizio VIA-VAS, il
    quale appare strano che non potesse non avere conoscenza della anomala posizione
    del suo “capo Servizio”. Di tali singolari fattispecie il rapporto del
    Servizio 1 non fa il minimo cenno;
  • appaiono incomprensibili le giustificazioni addotte
    sulla mancata convocazione del 20 novembre  di questo Comitato riguardo a quello che
    il Servizio 1 definisce per un verso “tavolo
    tecnico
    ” e per altro verso un “mero
    incontro informativo/consultivo
    ”, il cui tema di discussione era proprio
    una delle obiezioni più critiche sollevate da questo Comitato, cioè “le
    mancate verifiche circa l’ottemperanza o meno alle prescrizioni dettate
    dal D.R.S. n. 693/08”. Il Servizio 1 si è arrogato la responsabilità, non
    prevista da alcuna legge, di escludere da una riunione, parte integrante
    del procedimento unico dell’A.I.A.,
    un soggetto titolato alla partecipazione quale il Comitato, le cui
    osservazioni erano e restano di carattere tecnico forse ancor più che di
    ordine amministrativo. Appare persino superfluo ricordare che le norme sul
    procedimento amministrativo prevedono espressamente con l’istituto delle
    conferenze dei servizi la partecipazione dei soggetti abilitati e non già tavoli
    o incontri paralleli ed extra da cui possano arbitrariamente essere
    inclusi alcuni ed esclusi altri; nel rapporto del Servizio 1, a mo’ di
    giustificazione, invece, si arriva addirittura ad affermare che il c.d.
    incontro “esula dagli scopi dello
    stesso
    (procedimento”) ! 
  • riguardo le centraline di monitoraggio, che erano
    una delle tante prescrizioni previste nel citato D.R.S. 693/08 e che
    sembrerebbero diventate ad oggi l’unico argomento di discussione, questo
    Comitato richiama ancora una volta alla memoria che esse avrebbero dovuto
    entrare in funzione entro il mese
    di luglio del 2010
    , mentre a
    distanza di quasi 5 anni (oltre 1760 giorni) non sono ancora attive
    e
    se ne sta seraficamente a disquisire. Ciò ha comportato e continua a
    comportare il mancato monitoraggio in continuo delle immissioni degli
    inquinanti dell’Italcementi, vale a dire il mancato controllo del loro potenziale
    impatto sulla salute della popolazione di Isola e dei Comuni del
    circondario, fattispecie, questa, che il Comitato ritiene di assoluta
    gravità e responsabilità per i soggetti istituzionali che non hanno
    operato come dovuto. Anche di questi aspetti il rapporto del Servizio 1
    non fa il minimo cenno;    
  • infine, ferme restando tutte le osservazioni e
    riserve formulate in precedenza riguardo all’ottemperanza o meno delle
    prescrizioni dettate dal D.R.S. 693/08, questo Comitato, giusto in riferimento
    al c.d. “tavolo tecnico”, chiede
    al Servizio 1 di voler comunicare quanti controlli senza preavviso,
    finalizzati al campionamento ed alla determinazione analitica degli
    inquinanti sulle emissioni convogliate e diffuse dell’Italcementi (con i
    relativi referti), gli risultano effettuati direttamente dall’ARPA nel
    periodo 2009-2015, poco importando gli autocontrolli programmati
    dall’Italcementi cui ha eventualmente presenziato l’Agenzia.

Il Comitato ribadisce, pertanto,
che la  mancata convocazione al tavolo
tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al
procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno
di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della
cittadinanza.

Conferma altresì che detta riunione
debba ritenersi nulla come ogni eventuale altro atto sequenziale,  torna a sollecitarne la sua tempestiva
riconvocazione e, stante che i termini
di chiusura del procedimento sono già stati superati da oltre 4 mesi
,
chiede i motivi per cui non è stata finora applicata la procedura dell’intervento
sostitutivo, gerarchicamente superiore, come espressamente previsto dalla
normativa vigente (art. 2, commi 9, 9bis,
9ter, L. 241/90), potendosi
configurare la duplice ipotesi di responsabilità sia per la violazione della
normativa suddetta sia per l’improprio vantaggio che viene a determinarsi per
l’Italcementi che continua ad usufruire dell’autorizzazione scaduta e delle
prescrizioni inottemperate.

Il Comitato fa riserva, ove non dovesse
ricevere riscontro entro sette giorni dalla presente, di chiedere l’intervento
dell’Autorità Giudiziaria. 

          Comitato
Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

Isola delle Femmine 30 maggio 2015

n.b. la presente annulla e sostituisce la precedente pec inviata il 29
maggio 2015 alle ore 15,53 da questo medesimo indirizzo  


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Ricevuta di avvenuta consegna Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO
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ed indirizzato a: commissione.IV@ars.sicilia.it
 ("posta ordinaria")
gtrizzino@ars.sicilia.it
 ("posta ordinaria")


noepacdo@carabinieri.it
 ("posta ordinaria")
assessorato.territorio@certmail.regione.sicilia.it
 ("posta certificata")
dipartimento.ambiente@certmail.regione.sicilia.it
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presidente@certmail.regione.sicilia.it
 ("posta certificata")
prot.procura.palermo@giustiziacert.it
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isolapulita@gmail.com
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ambiente.comunecapaci@pec.it
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domenica 28 dicembre 2014

IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77,5 milioni di euro?”

IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77,5 milioni di euro?”










Se di mezzo non ci fossero vent’anni segnati da morti “grigie” e malati di tumore, sarebbe soltanto (si fa per dire) l’ennesimo scandalo siciliano. Ma c’è ben altro, dietro alla mancata bonifica delle aree industriali di Siracusa, Gela e Valle del Mela, un buco nero che negli anni ha fagocitato oltre 70 milioni di euro.







Fra pesanti responsabilità politiche, ma anche una collezione di ipotesi di reati, dei QUALI almeno tre Procure siciliane si occupano da qualche anno.







Nell’Isola che rincorre i disordinati brandelli del sogno incartapecorito dell’epopea industriale, pur di piazzare qualche flebo globalizzata al capezzale dell’emorragia di posti di lavoro, la notizia è che ancora ci sono centinaia di persone – comitati, associazioni, movimenti politici, ma anche singoli cittadini – che non si rassegnano al fatto che gli scempi sul territorio e sulla salute nell’Isola restino un ammasso di scartoffie.


Sepolte da una polvere che uccide la speranza di conoscere la verità. Ovvero: che fine hanno fatto i SOLDIdelle bonifiche industriali in Sicilia? Visto che la storia comincia nel 1995 si parla di 140 miliardi di lire, che in un ventennio sono stati convertiti (ma non spesi) in euro. La denuncia di un nutrito gruppo di associazioni è destinata a prefetti, assessori regionali, sindaci, commissioni parlamentari, Asp, ma soprattutto a Procure, compresa l’Antimafia, oltre che a Corte dei Conti e Ue.

Poco meno di 20 anni fa, infatti, arrivò il primo stanziamento di fondi per le cosiddette “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”: 100 miliardi di lire per Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino; 40 miliardi per Gela, Butera e Niscemi. I fondi per la Valle del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto) saranno assegnati in seguito, dopo il riconoscimento regionale di area a rischio nel 2002, ma con la medesima sorte: 7,5 milioni di euro ma «nulla è dato sapere» in merito a utilizzo, DISPONIBILITÀ residue, interventi effettuati e risultati.

Il cartello di movimenti, dove l’unica presenza politica è quella del Movimento 5 Stelle, ripercorre – CARTE alla mano – la “tracciabilità” di fondi e omissioni. Dei 140 miliardi di lire fino al 1999 «venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei comitati di coordinamento e delle relative segreterie». Finché, il 21 luglio del 2000, il ministero dell’Interno tolse ogni potere alla Regione e nominò i prefetti di Siracusa e Caltanissetta commissari delegati, ai quali vennero trasferite le somme in apposite contabilità speciali. Al 31 dicembre 2004, scaduti i termini ministeriali, queste le somme erogate dall’assessorato regionale al Territorio e AMBIENTE: 30.829.827,35 euro al commissario delegato di Siracusa; 8.263.310,38 al commissario delegato di Caltanissetta; circa 875mila e 140mila euro ai Comitati di coordinamente rispettivamente di Siracusa e di Caltanissetta; 68.238,87 euro al Comune di Siracusa.





In tutto poco più di 40 milioni, con una disponibilità residua di 19,8 milioni per l’area aretusea e di 11,8 milioni per quella gelese. A queste somme, ricordano i comitati, si aggiungono due finanziamenti dei Por di 35,3 e 35 milioni di euro all’Arpa.



La palla passò di nuovo all’assessorato regionale: nel 2005 venne istituito l’Ufficio speciale “Aree ad elevato rischio ambientale” che centralizza poteri e strumenti di commissari, comitati ed enti locali. Una STRUTTURAsoppressa nel 2009 con una resa istituzionale, a causa della «vastità e complessità delle problematiche ambientali dei territori ricadenti nelle Aree». Nel 2011 si resuscitò, col nome di “Sportello unico per il risanamento”, il vecchio ufficio speciale, «sempre sotto la direzione dello stesso dirigente», fino alla definitiva rottamazione, il 31 dicembre 2012, a cui seguirono notizie su un’indagine della Procura di Catania. Che non è l’unica a essersi occupata di questa storia. I colleghi magistrati di Palermo, ad esempio, scoprirono che il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria e dell’ambiente”, redatto dall’assessorato siciliano, era un selvaggio copia&incolla del medesimo strumento della Regione Veneto. Le associazioni ricordano «la condanna del Tribunale di Palermo a un anno e 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione», ma segnalano anche, «incredibile ma vero», che il Piano «figura ancora nel sito web dell’Arta come documento/strumento di programmazione istituzionale». Poca roba, se paragonata ai due governatori (Cuffaro e Lombardo) e ai quattro assessori al Territorio (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) «sotto processo per omessi interventi antismog».







Ma l’input più forte dei comitati è indirizzato ai magistrati di Siracusa, dove a fine ottobre il procuratore capo, Francesco Paolo Giordano, ha ufficializzato una serie di inchieste sul filone ambientale. Che, oltre al legame fra inquinamento e morti, potranno pure raccontare cosa s’è fatto con i soldi dei Piani ufficialmente spesi e che n’è stato dei fondi rimasti nelle tre aree industriali. Una specie di cold case, perché in vent’anni – fra carte insabbiate e rimpallo di responsabilità – tutto è cambiato. Ma, talvolta, basta un dettaglio per risolvere i casi impossibili.





http://www.lasicilia.it/articolo/il-dossier-sulle-bonifiche-industriali-dove-sono-finiti-775-milioni-di-euro



FONDI SPARITI PER LE AREE
INDUSTRIALI  IL RISANAMENTO RESTA SOLO UN MIRAGGIO

In un valzer di stanziamenti stellari, uffici che aprono e
poco dopo scompaiono, assessori e presidenti sotto processo, un documento
firmato da numerosi comitati cittadini denuncia la mancata riqualificazione
delle zone ad alto inquinamento ambientale. E tutto parte da 140 miliardi di
vecchie lire che non si sa che fine abbiano fatto

di Paolo Patania



Che fine hanno fatto i 140 miliardi di vecchie lire stanziati nel 1995 per il risanamento dell’area industriale di Siracusa, dell’area industriale di Gela e della Valle del Mela, in provincia di Messina? La domanda è legittima, perché in queste zone le malattie sono all’ordine del giorno: patologie dell’apparato respiratorio, neoplasie, nascita di bambini deformi (teratologie) e, nel caso della Valle del Mela, leucemie.
A riesumare questa storia sono tanti comitati che a citarli tutti volerebbe via lo spazio di mezzo articolo. Questi comitati hanno elaborato un documento che è stato inviato alle autorità politiche, alla magistratura, alle autorità sanitarie, all’Arpa (l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente), alla Corte dei Conti e all’Unione europea.
La storia. Si comincia nel 1990 quando il governo nazionale dell’epoca individua, con apposito decreto, due “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale”. La prima riguarda i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino; la seconda i comuni di Gela, Butera e Niscemi. Cinque anni dopo – cioè nel 1995 – vengono approvati i rispettivi Piani di disinquinamento, destinando cento miliardi di vecchie lire all’Area di Siracusa e dei comuni vicini e 40 miliardi di lire per l’Area di Gela, Butera e Niscemi. Un anno dopo, nel 1996, vengono istituiti i Comitati di coordinamento per le due Aree chiamati ad attuare i piani di disinquinamento. Nel novembre dello stesso anno il ministero dell’Ambiente trasferisce i 140 miliardi di vecchie lire all’assessorato regionale al Territorio e Ambiente. Un mese dopo l’assessorato impegna 300 milioni di lire in favore del Comitato di coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta.
Tra il 1997 e il 1999 vengono spesi solo i soldi per il funzionamento dei Comitati di coordinamento. Nel 2000, cioè quattro anni dopo, vista l’inerzia della Regione, il ministero dell’Interno toglie i poteri alla Sicilia e nomina i commissari individuati nei Prefetti di Siracusa e Caltanissetta. Andrà meglio con l’intervento dello Stato? Quattro anni dopo – 2004 – scade il mandato dei Prefetti. Non si hanno notizie sulle opere di disinquinamento realizzate. Ci sono, invece, i numeri dei soldi spesi: 30 milioni e 800 mila euro circa per il commissario delegato di Siracusa; 68 mila euro e rotti per il Comune di Siracusa; 875 mila euro per il Comitato di coordinamento di Siracusa; 8 milioni e 263 mila euro circa per il Commissario delegato di Caltanissetta; 140 mila euro per il Coordinamento di Caltanissetta. Rimangono da utilizzare quasi 20 milioni di euro per l’Area a rischio di Siracusa; e quasi 12 milioni di euro per l’Area a rischio di Caltanissetta.
Un anno dopo, nel 2005, l’assessorato al Territorio e Ambiente emana una nuova dichiarazione per le Aree a rischio di Siracusa e Caltanissetta. Lo stesso anno la giunta regionale istituisce l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbe tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato-Regione, delle Province e dei Comuni. Dopo quattro anni – 2009 – la giunta la sopprime. Nel 2011 la Regione ricostituisce l’Ufficio Speciale cambiandogli il nome: “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale-Agenda 21-Amianto”. Un anno dopo, nel 2012, la Regione ci ripensa di nuovo e chiude l’ufficio.
Di questa strana storia di milioni di euro e di uffici che nascono e spariscono, comincia a interessarsi la magistratura. Anche perché nel 2007, intanto, è esploso il caso del “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” che, alla verifica dei fatti, risulta frutto di un collage di copia e incolla del Piano della Regione Veneto del 2000 (per la cronaca, questo Piano copiato risulta ancora oggi inserito nel sito web dell’assessorato al Territorio e Ambiente…).
Così, siamo arrivati ai giorni nostri. Da 14 anni a questa parte si è assistito ad una girandola di ben undici assessori regionali al Territorio e Ambiente e ad altrettanti dirigenti generali del dipartimento Ambiente. “Tutti distintisi – si legge nel documento – per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi”.
In questa storia si contano anche due ex presidenti della Regione (Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo) e quattro ex assessori al Territorio e Ambiente (Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Pippo Sorbello e Roberto Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog.
Nel 2002 l’assessorato al Territorio e Ambiente ha dichiarato “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” i territori dei comuni del comprensorio della Valle del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto). Obiettivo, la definizione del piano di risanamento ambientale e di rilancio economico di questa zona. Stanziamento: sette milioni e mezzo di euro. Del piano e dei soldi non si hanno notizie. Si hanno invece notizia dei malati e dei morti di questa zona a causa dei vecchi impianti per la produzione di energia. E di un incredibile elettrodotto in costruzione.

RISANAMENTO AREE INDUSTRIALI:  IL
DOCUMENTO DI DENUNCIA DEI COMITATI
di Redazione

A Sua Eccellenza il Prefetto di Siracusa
All’Assessore regionale all’Ambiente Maria Rita Sgarlata
All’Assessore regionale alla Sanità Rita Borsellino
Al Presidente IV Commissione Ambiente ARS Giampiero Trizzino
Al portavoce M5s Commissione Antimafia ARS Stefano Zito
Al portavoce M5s Commissione Ambiente della Camera dei Deputati on. Claudia Mannino
Al portavoce M5s Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati on. Giulia Grillo
Al Direttore Generale dell’ASP di Siracusa dott. Salvatore Brugaretta
Al Direttore dell’Arpa Sicilia dott. Licata di Baucina
Ai Sindaci del quadrilatero industriale: Rizza, Palmeri, commissari di Augusta
Alla Procura di Siracusa, dott. Francesco Paolo Giordano
Alle Procure Antimafia Palermo
Alla Corte dei Conti
Alla Comunità Europea
Premesso che:
– con D.P.C.M. del 30/11/1990, cioè quasi 25 anni fa, i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli dei comuni di Gela, Butera e Niscemi venivano dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”;
– con due D.P.R. del 17/01/1995, cioè più di 19 anni fa, venivano approvati i rispettivi Piani di Disinquinamento, destinando loro, nell’ordine, le somme di 100 e di 40 miliardi di lire;
– a gennaio del 1996 venivano istituiti i Comitati di Coordinamento per le due Aree per l’attuazione dei Piani;
– a novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana le somme complessive di 100 e 40 miliardi, di cui l’ARTA, a fine dicembre, impegnava 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta;
– nel corso degli anni 1997-1999 venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie;
– stante l’inerzia della Regione Siciliana, in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno emanava l’Ordinanza n. 3072 ex art.12, con la quale toglieva ogni potere alla Regione, nominava Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta e disponeva che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari;
– con D.A. n. 50/GAB del 04/09/2002 l’ARTA dichiarava area ad elevato rischio di crisi ambientale i territori dei comuni del comprensorio del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, S. Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), istituiva la “Commissione Stato-Regione, Provincia, Enti locali, per la definizione del piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela” e stanziava € 7.500.000 per la redazione del Piano e per gli interventi da adottare;
– al 31/12/2004 scadevano i termini delle dichiarazioni ministeriali per le aree di Siracusa e Gela ed i compiti dei Prefetti-Commissari; le somme erogate dall’ARTA ammontavano
• Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35;
• Comune di Siracusa € 68.238,87;
• Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000;
• Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38;
• Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000;
– restavano disponibili le somme: • per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79;  per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58.
– con i DD.AA. 189/GAB e 190/GAB del 11/07/2005 l’ARTA emanava una nuova dichiarazione di aree a rischio per le aree di Siracusa e Caltanissetta;
– Con Delibera di Giunta n. 306 del 29/06/2005 veniva istituito l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbiva tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato- Regione, Province ed Enti Locali;
– Con Delibera di Giunta n. 257 del 14/07/2009 l’Ufficio veniva soppresso in ragione della “vastità e complessità delle problematiche ambientali che informano i territori ricadenti nelle Aree…”;
– Con D.P.Reg. n. 5/Area 1/S.G. del 17/01/2011 veniva ricostituito l’Ufficio Speciale, questa volta denominato “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale – Agenda 21 – Amianto”, sempre sotto la direzione dello stesso dirigente;
– Al 31/12/2012 l’Ufficio Speciale veniva definitivamente chiuso ed articoli di stampa riportavano notizie in merito ad indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Catania;
– Con D.A. n. 176/GAB del 09/08/2007 l’ARTA approvava il c.d. “Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”, che alla verifica dei fatti risultava frutto di un “collage” di copia ed incolla di ampie parti del Piano di Risanamento della qualità dell’aria della Regione Veneto dell’anno 2000, peraltro già bocciato dalla Commissione Europea, e di numerosi documenti già editi da altri Enti;
– In particolare, dalla semplice analisi comparativa della documentazione e dal conteggio delle righe copiate il c.d. Piano Siciliano risulta composto per l’85-91% da righe interamente copiate dal Piano del Veneto e da altre fonti;
– Incredibile ma vero, a distanza di 7 anni il c.d. Piano figura ancora inserito nel sito web dell’ARTA come documento/strumento di programmazione istituzionale in tema di qualità dell’aria, nonostante che le ripetute denunce delle Associazioni ambientaliste ne abbiano da tempo richiesto il ritiro e che, da ultimo, sia intervenuta la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo ad 1 anno ed 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione, sentenza che fa riferimento alle numerose e vistose copiature ivi presenti;e considerato che
– sulle Aree di Siracusa e Caltanisetta, a fronte degli ingenti finanziamenti erogati dal
Ministero dell’Ambiente, nulla è dato a sapere in merito a: se i Piani originari (del 1995) sono stati attuati ed in che parte, se essi sono stati aggiornati ed attuati ed in che parte, quale utilizzo hanno avuto i finanziamenti erogati e qual è la consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi, sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;
– sull’Area del Comprensorio del Mela, a fronte del finanziamento stanziato dall’ARTA nel 2002, nulla è dato a sapere in merito a: se è stato redatto il Piano di Risanamento, quale utilizzo ha avuto il finanziamento originario e qual è l’eventuale consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;
– da 14 anni a questa parte, solo a voler focalizzare il periodo dai commissariamenti ministeriali in poi, senza per questo dimenticare lassismi, inerzie ed inadempienze precedenti, si è assistito ad una girandola di ben 11 assessori all’ARTA e di un numero quasi analogo di dirigenti generali al dipartimento ambiente, tutti distintisi per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi;
– i risultati riguardo alle Aree a rischio, alla tutela della qualità dell’aria ed alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte sono al cospetto di tutti e si sintetizzano oggi in 2 ex Presidenti della Regione (Cuffaro e Lombardo) e 4 ex assessori dell’ARTA (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog, nel Piano della qualità dell’aria copiato, inattuabile e pur tuttavia non revocato, nel sistema dei controlli e, in generale del sistema ARPA, ultra deficitario (a fronte di finanziamenti POR 2000-2006 di € 36.307.052 e POR FERS 2007-2013 di € 35.000.000), il tutto nell’incredibile scenario che la tutela dall’inquinamento atmosferico non ha mai figurato né continua a figurare tra gli obiettivi strategici dell’ARTA (!!!). le Organizzazioni ed i Comitati scriventi, per i motivi su esposti e con l’urgente priorità che la situazione necessita, chiedono al Sig. Assessore di fissare un incontro nei prossimi giorni (prima della metà di agosto), riservandosi fin d’ora di intraprendere ogni ulteriore passo presso le Autorità competenti perché si accertino una buona volta responsabilità e responsabili riguardo a mancati interventi, inerzie, lassismi, spreco di risorse economiche e quant’altro ai danni dell’ambiente e della salute della gente, con particolare riferimento ai Piani di risanamento fasulli ed alle Aree dichiarate ad elevato rischio ambientale.
IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA
WE SHALL OVERCOME

LE FIRME:
Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato di Gela
Popolo inquinato di Milazzo
Meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5s Siracusa”
Comitato Ambiente Belvedere
Movimento 5 stelle Priolo
Priolo Verde
Movimento 5 stelle Melilli- Villasmundo- Città Giardino
Movimento 5 stelle Augusta
AugustAmbiente
Decontaminazione Sicilia
ECERI
Comitato Isola delle femmine Palermo
Firmatari referenti di gruppi, associazioni, comitati e movimenti:
Arturo Andolina referente popolo inquinato del quadrilatero siracusano
David Melfa: referente popolo inquinato di Gela
Giuseppe Marano referente popolo inquinato di Milazzo
Rosario Messina portavoce del meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Mara Nicotra: referente IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5S
Siracusa”
Claudio Marino referente Comitato Ambiente Belvedere
Giorgio Pasqua portavoce M5S Priolo
Domenico la Scala portavoce del M5S Melilli-Villasmundo-Città Giardino
Giusy Chiaramonte portavoce del comitato Priolo Verde
Padre Palmiro Prisutto
Sarah Marturana attivista M5S Augusta
Mauro Caruso attivista M5S Augusta
Pino Pisani presidente presidente AugustAmbiente
Luigi Solarino Decontaminazione Sicilia
Ino Genchi già dirigente chimico della regione siciliana
Mario Casella responsabile rete Decontaminazione Sicilia
Ernesto Burgio ricercatore e responsabile ECERI
Pino Ciampolillo del Comitato Isola delle femmine (PA)






GHE PENSI MI 7 ASSESSORI 3 PRESIDENTI DI REGIONE SOTTO
PROCESSO PER INQUINAMENTO RISORSE ECONOMICHE PER RISANAMENTO SPARITE










AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE DECRETO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 17 GENNAIO 1995





AREE RISCHIO AMBIENTALE CUSPILICI AREA AD
ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE PAG 185 CAP 06 PP 165 202




PROCESSO SMOG PALERMO
PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO
CASCIO INTERLANDI SORBELLO DI MAURO  1
PARTE






PROCESSO SMOG PALERMO
PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO
CASCIO INTERLANDI SORBELLO DI MAURO  2
PARTE


5 milioni di euro?”, CANNOVA, CUSPILICI, CUTGANA, IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77, Italcementi, TOLOMEO, Sansone,


IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77,5 milioni di euro?”

5 milioni di euro?”, CANNOVA, CUSPILICI, CUTGANA, IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77, ITALCEMENTI, Sansone, TOLOMEO,