giovedì 9 marzo 2017

GENCHI GIOACCHINO IL DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE REGIONE SICILIA SENATO DELLA REPUBBLICA ATTO ISPETTIVO

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557






Atto n. 3-03557 (con carattere d'urgenza) 









Pubblicato il 8 marzo 2017, nella seduta n. 779









CATALFO , GIARRUSSO , SANTANGELO - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per gli affari regionali e dell'interno. -




Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
nel 2006, il dottor Gioacchino Genchi, chimico responsabile del servizio 3 "Tutela dall'inquinamento atmosferico" del Dipartimento territorio e ambiente della Regione Siciliana concludeva con atto di diniego alle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera l'iter istruttorio sui 4 sistemi previsti dal piano di gestione dei rifiuti della Regione che individuava 4 impianti di incenerimento destinati alla chiusura del ciclo dei rifiuti: a Palermo per la Sicilia occidentale; ad Augusta (Siracusa) per la Sicilia sudorientale; a Paternò (Catania) per la Sicilia nordorientale; a Casteltermini (Agrigento) per la Sicilia sudoccidentale;
l'8 gennaio 2007, con anticipo di ben 14 mesi dalla scadenza del contratto di lavoro, veniva revocato l'incarico al dottor Genchi, per tenerlo, da quel momento e per 6 anni e 4 mesi, unico caso senza precedenti e seguenti nella storia dell'amministrazione della Regione Sicilia, senza incarico dirigenziale e senza alcun carico di lavoro;
il 27 giugno 2007 il presidente della Regione, sentito dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, imputava al dottor Genchi di avere bloccato la costruzione dei 4 inceneritori;
nello stesso periodo una missiva anonima recapitata a casa di Genchi gli preannunciava che, a causa delle mancate concessioni alle emissioni in atmosfera degli inceneritori, sarebbe andato incontro ad una lunga serie di atti persecutori, in quanto aveva messo in pericolo operazioni di malcostume politico fonti di illecito profitto;
ad aprile 2008 l'attività lavorativa di Genchi per l'anno 2006 veniva valutata con il punteggio di 58,01, che, seppure rientrante nel range di valutazione positiva, gli precludeva l'assegnazione della cosiddetta indennità di risultato;
il 3 aprile 2009 l'assessore della Regione per il territorio e l'ambiente, Giuseppe Sorbello, riferiva alla Giunta regionale, in modo ad avviso degli interroganti non veritiero, che al dottor Genchi era stata attribuita per l'anno 2006 una valutazione negativa e chiedeva l'irrogazione di sanzioni; senza controllare la veridicità delle affermazioni dell'assessore Sorbello e negando persino l'evidenza "aritmetica" che il punteggio della scheda valutativa (58,01 era maggiore di 49 cioè della soglia minima della valutazione negativa), inibiva il dirigente dal ricoprire incarichi equivalenti al precedente per 4 anni, uno in più dei 3 previsti dalla legge; la Giunta, inoltre, convalidava il decreto della revoca dell'incarico del dottor Genchi pur definendolo "viziato da incompetenza";
il 27 luglio 2009, dopo appena 3 mesi dalla delibera, il presidente della Regione, su parere favorevole dell'Ufficio legislativo e legale della Regione e del Consiglio di giustizia amministrativa, accoglieva il ricorso straordinario del dottor Genchi, annullava la revoca del suo incarico e dava mandato al Dipartimento di dare esecutività al provvedimento, cioè di procedere al reintegro del dirigente nelle sue funzioni di responsabile di Servizio;
nessuno dei dirigenti generali avvicendatisi alla direzione del Dipartimento dava, a parere degli interroganti colpevolmente ed omissivamente, esecutività al decreto presidenziale, lasciando Genchi privo di ogni incarico;
a dicembre 2009, una commissione d'indagine del Dipartimento, istituita a seguito di ripetute richieste del dottor Genchi, accertava che la sua valutazione era stata irregolare per la semplice ragione che il procedimento non si era neppure concluso, poiché erano stati preclusi al dirigente l'informazione, la partecipazione ed il contraddittorio;
a marzo 2010, Genchi chiedeva alla Giunta di annullare in autotutela la precedente delibera basata su presupposti non veritieri anche sotto l'aspetto aritmetico, e che gli accertamenti della stessa amministrazione avevano concluso per l'irregolarità della valutazione, oltre al fatto che, soprattutto, il decreto presidenziale aveva annullato in via definitiva la revoca dell'incarico;
a giugno 2010, incurante di ogni evidenza, la Giunta confermava la precedente delibera, cioè confermava il falso del punteggio 58,01 minore di 49, disconosceva l'irregolarità della valutazione accertata dalla stessa amministrazione, confermava la violazione di legge con cui era stata irrogata al dottor Genchi la sanzione di 4 anni non solo illegittima, ma persino eccedente di un anno il limite di 3 anni previsto per legge e, a giudizio degli interroganti incredibilmente, confermava per esistente il decreto di revoca dell'incarico annullato già da 9 mesi dal decreto del presidente della Regione;
a novembre 2010, a seguito di ripetute richieste del dottor Genchi, l'amministrazione instaurava il contraddittorio che avrebbe dovuto effettuare, secondo legge, 2 anni e 9 mesi prima e concludeva che anche nel merito le contestazioni a lui mosse erano erronee ed infondate;
a dicembre 2011 il Tribunale di Palermo, Sezione lavoro, a conferma degli stessi accertamenti, stabiliva che il punteggio della valutazione doveva essere riconsiderato al di sopra della soglia di 70 punti, cioè del limite per conseguire l'indennità di risultato; l'assessorato veniva condannato a pagare al dottor Genchi l'indennità e le spese processuali;
anche dopo la sentenza del Tribunale del lavoro, Genchi non veniva reintegrato nell'incarico e continuava ad essere tenuto senza alcun carico di lavoro, cioè pagato per non lavorare;
il 30 aprile 2013, a giudizio degli interroganti dopo 6 anni e 4 mesi di ostracismo più bieco e di annientamento lavorativo, Genchi tornava ad essere nominato responsabile di servizio, non presso il Dipartimento ambiente che gli si era opposto pervicacemente per tanti anni e fino all'ultimo, ma al Dipartimento attività sanitarie ed osservatorio epidemiologico, e ad occuparsi di "sicurezza alimentare";
il 1° marzo 2014 Genchi andava in quiescenza per raggiunti limiti d'età;
il 18 febbraio 2015 il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo disponeva il giudizio (il processo è in corso di svolgimento) per gli artefici della valutazione artefatta, cioè i 3 componenti lo staff di valutazione, il dirigente generale pro tempore all'epoca della valutazione e quello in carica nel 2010 alla direzione del Dipartimento territorio e ambiente per il reato previsto e punito dagli artt. 110 e 81 e art. 323, comma 2, del codice penale, per avere abusato del loro ufficio nella procedura di valutazione del dottor Genchi, arrecandogli un danno ingiusto di rilevante gravità, sia per la mancata corresponsione della prevista indennità per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sia per la mancata progressione di carriera;
il 19 marzo 2015 Genchi ha chiesto al presidente della Regione di prendere atto che le deliberazioni della Giunta n. 116/2009 e n. 241/2010 erano state adottate sui presupposti falsi e mendaci dell'inesistente valutazione negativa e che esse avevano determinato sanzioni ingiuste e lesive ai suoi danni, persino in violazione dell'art. 40 del contratto collettivo regionale di lavoro della dirigenza; la delibera n. 241/2010, addirittura, aveva convalidato la revoca dell'incarico dirigenziale del 2007, già annullato in via definitiva da 10 mesi con decreto presidenziale del 2009. Pertanto, ha richiesto di procedere, in autotutela, al loro annullamento;
dal 19 marzo 2015 si è assistito a un rimando di competenze tra la segreteria della Giunta, il presidente della Regione e la Giunta stessa, l'assessore per il territorio e l'ambiente, il suo capo di gabinetto ed il dirigente generale del Dipartimento, su chi avrebbe dovuto valutare che il punteggio di 58,01 corrispondesse a valutazione positiva o negativa, cioè se il punteggio di 58,01 fosse maggiore (valutazione positiva) o minore (valutazione negativa) di 49;
come si legge in un estratto sul blog "libera isola delle femmine" del 18 febbraio 2017, il 14 maggio 2015 il dirigente generale del Dipartimento ambiente, incaricato dalla Giunta regionale di procedere alla valutazione aritmetico-amministrativa del 58,01 e 49 concludeva che «È da ritenersi evidente ed indiscutibile l'asserzione che il punteggio di 58 costituisce una valutazione senza demerito, ovvero non negativa, poiché non inferiore a 50 punti»;
il 15 giugno 2015, tuttavia, il presidente della Regione comunicava al dottor Genchi che la Giunta, nella seduta del 7 giugno, in conformità ad un imprecisato parere dell'Avvocatura dello Stato, aveva ritenuto l'inopportunità, in atto, di pronunciarsi al riguardo, non rispettando, quindi, l'indiscutibile asserzione citata e rimettendo in discussione se 58,01 fosse maggiore o minore di 50;
l'11 settembre 2015 il dirigente generale cambiava idea sulla valutazione aritmetica ed evidenziava alla Giunta "l'opportunità di astenersi, al momento, da qualsiasi iniziativa relativa ai provvedimenti finora emessi nei confronti del dr. Genchi";
il 14 settembre 2015 la Giunta recepiva le conclusioni del dirigente generale;
il 17 novembre 2015 il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, più volte sollecitato da Genchi ad intervenire sui fatti, comunicava che, dopo approfondita istruttoria, aveva trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Palermo;
l'11 febbraio 2016 la Corte d'appello del Tribunale di Palermo rigettava il ricorso dell'Assessorato per il territorio e l'ambiente avverso la sentenza del Tribunale del lavoro, confermava le ragioni del dottor Genchi e condannava nuovamente l'amministrazione al pagamento delle spese processuali;
il 7 giugno 2016 la Giunta regionale, senza prendere in considerazione la sentenza della Corte d'appello che, in ogni caso, come quella del Tribunale del lavoro, non attiene alla questione della falsità delle delibere sulla valutazione, bensì se al dottor Genchi spettasse o meno l'indennità di risultato, decideva ancora una volta, su parere dell'Avvocatura dello Stato e prima ancora dell'Ufficio legislativo e legale, di non assumere decisioni;
considerato che:
l'inibizione di anni 4 dal ricoprire incarichi equivalenti a quello revocato è stata inflitta ad avviso degli interroganti in contraddizione con quanto previsto dall'art. 40 del vigente contratto collettivo regionale di lavoro dell'area della dirigenza che prevede che, in casi analoghi, la stessa non debba essere superiore a 3 anni;
a quanto risulta, le schede di valutazione non recano in calce le firme dei dirigenti preposti violando, di fatto, i principi del giusto procedimento, di imparzialità e di trasparenza;
in particolare, "il Fatto Quotidiano" del 7 gennaio 2017 riporta che «La discutibile "sanzione", applicata per la prima volta (e mai più da allora), è stata decisa con una velocità da fare invidia. Titoli professionali, carriera, impegno lavorativo, immagine personale, di colpo tutto azzerato. Discorso chiuso? Affatto, perché nella fretta è sfuggito alla giunta Lombardo un importante dettaglio. Il funzionario, infatti, non aveva riportato alcuna valutazione negativa rispetto all'attività svolta. La soglia minima per "bocciare" un dipendente è fissata a quota 50 punti, mentre a Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01: in pratica mancavano i presupposti legali a supporto dell'incredibile sanzione inibitoria, per il semplice fatto che il dipendente non aveva demeritato neanche nel punteggio che gli era stato assegnato dai suoi superiori. Tutto risolto dunque? Ma neanche per idea. Iniziano gli immancabili ricorsi. Due commissioni di verifica interne danno ragione a Genchi. Lo stesso governatore accoglie il ricorso straordinario e "annulla" la revoca dell'incarico.»;
considerato infine che a parere degli interroganti, quanto evidenziato dimostrerebbe che il dirigente sarebbe stato destinatario di una serie di provvedimenti e condotte vessatorie da parte dei massimi vertici politici della Giunta regionale ed amministrativi del Dipartimento territorio e ambiente succedutisi nel tempo, di cui non si ha memoria di analoghi precedenti, oggettivamente volti ad estrometterlo dalle rilevanti funzioni dirigenziali ricoperte,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritengano necessario attivarsi, per quanto di rispettiva competenza, affinché venga disposto un accertamento al fine di verificare se sussistano condotte discriminatorie nei confronti del dirigente e, in tale ipotesi, siano annullate le delibere di Giunta anche alla luce delle citate pronunce a favore del dottor Genchi e la descritta violazione dell'art. 40 del contratto collettivo regionale di lavoro.
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029066.htm
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029174.htm
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029106.htm
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.it/2017/02/cuffaro-genchi-pellerito-e-i-4.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/07/sicilia-sullisola-la-matematica-e-relativa-lo-strano-caso-del-dottor-genchi/3299042/


Sicilia, “sull’isola la matematica è relativa: lo strano caso del dottor Genchi”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Lino Buscemi

Nella Sicilia dei paradossi può succedere, anche, che si apra, nelle sedi istituzionali della Regione e dintorni, un’ incredibile quanto oziosa disputa, a suon di carte e pareri, attorno ad un singolare dilemma aritmetico. Vero è che nella terra di ArchimedeEmpedocleGorgia e Pirandello, nulla è certo e tutto è relativo, ma con l’aritmetica non si scherza. Non c’è partita. Non si può, avventatamente, andare contro la logica, l’evidenza, l’inoppugnabile. A meno che , sprovvisti di buon senso, pur di fare un torto a qualcuno, si cerca di confondere le acque insinuando dubbi pur di arrecare danni al prossimo. Ne sa qualcosa il dottor Gioacchino Genchi (solo omonimo del noto ex poliziotto ndr), già dirigente chimico della Regione, che da quasi 8 anni impatta contro il muro di gomma, fatto di alchimie numerico-amministrative, di governi e burosauri della Regione che rifiutano di riconoscere – e non siamo su Scherzi a parte- che 58 è un punteggio maggiore di 50. Ma andiamo con ordine. Genchi, inflessibile dirigente , è stato per anni il responsabile dell’Ufficio Tutela dall’inquinamento atmosferico ed ha avuto il gravissimo torto di essersi messo contro l’uso del pet coke come combustibile, contro le aziende che fabbricavano laterizi con i fanghi di risulta industriali, contro i miasmi della distilleria più grande d’Europa e, imperdonabile, di avere stoppato, a quanto sembra, l’affaire miliardario degli inceneritori previsto dal piano rifiuti adottato dalla giunta di Totò Cuffaro, l’ex governatore poi condannato definitivamente per favoreggiamento alla mafia .
Ad aprile del 2009 la giunta presieduta da Raffaele Lombardo – condannato per concorso esterno a Cosa nostra, ma solo in primo grado – infligge a Genchi 4 anni (uno in più del massimo previsto dalla leggi) di inibizione dall’incarico ricoperto per avere riportato una “valutazione negativa” con riferimento all’attività svolta nel 2006 ( l’anno dello stop agli inceneritori). La discutibile “sanzione”, applicata per la prima volta (e mai più da allora), è stata decisa con una velocità da fare invidia. Titoli professionali, carriera, impegno lavorativo, immagine personale, di colpo tutto azzerato. Discorso chiuso? Affatto, perché nella fretta è sfuggito alla giunta Lombardo un importante dettaglio.  Il funzionario, infatti, non aveva riportato alcuna valutazione negativa rispetto all’attività svolta. La soglia minima per “bocciare” un dipendente è fissata a quota 50 punti, mentre a Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01: in pratica mancavano i presupposti legali a supporto dell’ incredibile sanzione inibitoria, per il semplice fatto che il dipendente non aveva demeritato neanche nel punteggio che gli era stato assegnato dai suoi superiori. Tutto risolto dunque? Ma neanche per idea. Iniziano gli immancabili ricorsi. Due commissioni di verifica interne danno ragione a Genchi. Lo stesso governatore accoglie il ricorso straordinario e “annulla” la revoca dell’incarico. Il Tribunale del lavoro condanna l’amministrazione, dopo avere accertato che anche il punteggio (58,01) era artefatto e frutto di contestazioni infondate. La Corte d’appello conferma la condanna (siamo ad oltre 20 mila euro), mentre i 5 artefici della cosiddetta valutazione farlocca finiscono sotto processo (attualmente in corso).
Il lettore penserà: ma con questa mole di vittorie in tribunale, nel frattempo Genchi sarà stato reintegrato. E le delibere false annullate. Ma quando mai. Nel Palazzo “resistono” con il silenzio, perché non sanno che pesci pigliare. Intanto, arriva il governatore Crocetta che, come è noto, in quanto a propositi rivoluzionari non è secondo a nessuno. Genchi gli scrive e chiede, con garbo, di prendere formalmente atto che per aritmetica elementare 58,01 ( già giudicato fasullo) è maggiore di 50 e, dunque, di annullare la delibera che attesta il fatto. Negli uffici presidenziali si interrogano: chi deve attestare se 58,01 è maggiore di 50 ? Inizia quindi un incredibile balletto istituzionale e burocratico. La segreteria della Giunta declina la competenza ( è priva di un matematico?), seguita a ruota dalla giunta di governo. Ma Crocetta – l’ha più volte dimostrato nelle sue ripetute e sussultorie apparizioni televisive da Giletti – è uno che sui problemi “spinosi” è subito disponibile a metterci una croce sopra. Lampo di genio, la croce, anzi il Croce, ce l’ha in Giunta, è il dottor Croce Maurizio, assessore all’Ambiente. Quale migliore occasione d’incaricare costui a sbrogliare la matassa? Per la verità un alto funzionario, ovvero il Dirigente generale dell’Ambiente aveva già formalmente attestato che 58,01,poiché maggiore di 50, corrisponde a valutazione positiva.
Dopo un momento di meditazione, però, anche l’assessore Croce ha avuto una brillante idea: decise, nientemeno, di formulare, non una, ma addirittura due richieste di parere: la prima all’Avvocatura dello Stato e l’altra all’ufficio legislativo della Regione. Vista la rilevanza della questione il nostro avrà pensato che solo i giureconsulti dello Stato e della Regione, sarebbero stati in grado di dipanarla. Che dire? Il sospetto che si voglia “menar il can per l’aia”, è più che legittimo. Ma a che pro? E con quali risultati? Il commissario dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, informato da Genchi, allarga le braccia, riscontra “ gravi carenze “ nella trasparenza degli atti della Regione, ma non ha margini d’intervento perché “la richiesta attiene al raggiungimento di un obiettivo personale” ( sic!). Logico dunque che il dottor Genchi, frattanto, più ostinato di prima, abbia trasferito la vicenda al palazzo di Giustizia, perché, presume, ci sarebbero tutti gli elementi necessari per avviare l’azione penale. Vedremo. Finisce qui, per ora, il pirandelliano racconto che, si è certi, non finirà di riservare altri colpi ad effetto. Ma c’è quanto basta per comprendere, al di là del caso specifico e delle abusate quanto ipocrite frasi di circostanza, che il diritto, le regole e la trasparenza, nei Palazzi del potere e in alcuni uffici della Regione diretti da cortigiani senza scrupoli, somigliano sempre più a fastidiosi ingombri da tenere a bada per non disturbare i manovratori di turno e i loro indicibili interessi.
*di Lino Buscemi



2011 21 DICEMBRE SENTENZA 6455 2011 GIUDICE
DEL LAVORO PAOLA MARINO OPPOSIZIONE DECRETO INGIUNTIVO PAGAMENTO DELLA
RETRIBUZIONE DI RISULTATO ANNO 2006 PROVE SEMPLIFICAZIONE INTRODUZIONE
CONFERENZA SERVZI CON IL VENIR MENO DEL PARE CPTA COME AVVOCATURA DELLO STAT N
54661 27 OTTOBRE 2006 ASSESSORATRO CONDANNATO AL RICONOSCIMENTO INDENNITA DI
RISULTATO A GENCHI GIOACCHINO








GENCHI
2016 SENTENZA APPELLO 178 2016 CRON 678 RGA 2013 CONFERMA SENTENZA CAUSA LAVORO
6455 2011 VALUTAZIONE




ANZA'
2015 SENTENZA 5307 CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE A FAVORE DI GENCHI GIOACCHINO PROCEDIMENTO
3392 2008 GIUDICE MARLETTA UDIENZA 2 11 2011








ANZA', CATALFO, GENCHI GIOACCHINO, GIARRUSSO, M5S, Sansone, SANTANGELO, SENATO ATTO ISPETTIVO, TOLOMEO, CROCETTA,LOMBARDO,CUFFARO,LE JENE,PELLERITO,INCENERITORI,ITALCEMENTI,BERTOLINO





GENCHI GIOACCHINO IL DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE REGIONE SICILIA Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557

domenica 5 giugno 2016

L’omicidio Enea martedì 8 giugno 1982





L’omicidio Enea martedì 8 giugno 1982

34 anni son  trascorsi da quel tragico martedì dell’8
giugno, quando la mano della mafia crivella con diversi  colpi di pistola il Nostro Concittadino
Vincenzo Enea.
La Giustizia ha emesso la
sua  sentenza  di condanna peraltro confermata dalla Corte
di Appello di Palermo il 19 febbraio 2015 e depositata il 17 agosto 2015.
L’attenta lettura della
sentenza fa emergere una storia “non scritta” 
che a partire dagli anni settanta è stata appannaggio della mafia e della
criminalità organizzata con la benevola compiacenza di PUBBLICI Amministratori,
una storia fatta di “violenza e prevaricazione”.
Ad oggi, c’è da chiedersi
e mi chiedo:
Cosa è cambiato dal punto
di vista culturale, negli atteggiamenti e nei comportamenti dei Cittadini di
Isola delle Femmine?
Di PIU’
Cosa è cambiato, ad oggi,
in chi è delegato a gestire la cosa pubblica nel rispetto delle regole e della
legalità?
Non è di certo con il
protagonismo e il presenzialismo  del
personaggio di turno (che è quasi sempre il medesimo personaggio) o qualche
regolamento in più  che si ristabilisce
la legalità  e il rispetto delle regole.
C’è da chiedersi se non rappresentino delle 
mosse astute, tese ad  apparire
come mere “operazioni di facciata” .
Per una vera “Rivoluzione”
oggi è importante che i Cittadino diventino i veri protagonisti che diventino i
fautori della legalità e della lotta alla mafia, I Cittadini, devono loro
scrivere la storia, raccontandosi i fatti e i misfatti di Isola delle Femmine
devono avere il coraggio di urlare a squarciagola NOI SIAMO LA STORIA.   

Pino Ciampolillo

Fatti e misfatti  ricorrenti
tra loro e concatenati:

·        
L’omicidio Enea martedì 8 giugno 1982

  •  IL PIANO REGOLATORE GENERALE 1977 D.A. 8
  • Norme di Attuazione D.A. 83 1977 per le
    zone B D   mentre per le zone stralciate
    D.A. 121 1983 venne  approvata la
    perimetrazione relativa alle zone C espansione residenziale attraverso le
    lottizzazioni
  •  Regolamento edilizio delibera Consiglio
    Comunale n 20 29 gennaio 1982
  • La
    decimazione della Giunta  con arresti
    dell’ 11 ottobre 1984
  •  L’incendio all’ufficio tecnico del Comune
    novembre 1979
  •  LOTTIZZAZIONI EDILIZIE a partire dal
    1985  Di Matteo Pietro e altri, Tourist
    Holliday,La Paloma, Lo  Bianco, Don
    Bosco, la Calliope ……… cementificati oltre 100 mila metri quadrati del territorio
    di Isola delle Femmine 
  •  Piani Particolareggiati  scaduti maggio 2002
  •  ADDIO PIZZO 5 2010
  • Lo scioglimento del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine nel 2012




LA SENTENZA  di Appello n 6 2015 depositata il 17 agosto
2015   

….tra la fine degli anni
settanta e l’inizio degli anni ottanta, i clan mafiosi operanti nella zona che
ricomprendeva anche ISOLA DELLE FEMMINE avevano messo le mani sulle
attività  edili del territorio, e tramite
l’uso del PRESTANOME nelle imprese mafiose nonché di TECNICI e di
AMINISTRATORI  compiacenti intendevano
sbaragliare la concorrenza di imprenditori “liberi” quali Enea Vincenzo, anche
attraverso l’uso della forza.

L’impegno dell’edilizia è
un dato che contraddistingue la Cosa Nostra dell’epoca, secondo dati verificati
in numerosi processi relativi a quel periodo e poi rielaborati in numerosi
contributi della letteratura socio-criminologica che porteranno alla
approvazione della legge Rognoni-La Torre proprio del settembre 1982.

Quel fenomeno sancisce il
passaggio dalla “mafia tradizionale” alla “nuova mafia”; e spiega l’attivismo
delle cosche sui mercati legali e non degli anni settanta, evidenziando il peso
di significative sinergie: capacità di organizzare i fattori della produzione
(capitale e lavoro), a cui si collega l’uso strumentale della forza
intimidatoria derivante dai vincoli associativi, come si evince anche
dall’esame del presente processo.

In altri termini, proprio
a partire dagli anni settanta si registra anche nei luoghi come ISOLA DELLE
FEMMINE un “salto di qualità” dell’azione di Cosa Nostra, legato
all’urbanizzazione susseguente all’abbandono delle campagne. Le cosche spostano
i loro interessi. 

Dall’economia agricola passano al settore commerciale e
industriale. I particolare intervengono nel campo dell’edilizia e dei lavori
pubblici. Si perfeziona così un nuovo modello di impresa mafiosa. Radicamento
ed espansione sono propiziate da disponibilità finanziarie elevate, che vengono
dai traffici illeciti (armi,droga, estorsioni, usura): dal ridotto costo del
lavoro, grazie all’intimidazione violenta dei lavoratori e dei sindacalisti;
dalla riduzione dei costi di corruzione e dalla creazione di barriere
all’entrata (con l’istituzione di cartelli, ad esempio nel settore dei PUBBLICI
APPALTI); dallo scoraggiamento della concorrenza con forme subdole di violenza
e prevaricazione.

Scoraggiamento della
concorrenza con  violenza e
prevaricazione  sistematica sono i dati
che emergono dalla storia imprenditoriale degli ultimi anni di Enea Vincenzo,
penalizzato dallo sconfinamento del complesso alberghiero Costa Corsara
riconducibile ad una a società come B.B.P. infiltrata in logiche mafiose
………………………………………………………………… ……………………………….

All'esito dei primi
accertamenti da parte della polizia giudiziaria, il relativo rapporto del 26
ottobre 1982 concludeva con l'evidenziare alcune particolari circostanze:

 - il clima di intimidazione diffusa attorno
alla indagine che ha portato molti testimoni ad assumere un atteggiamento
reticente;

-la convinzione che il
soggetto che avrebbe potuto rendere un contributo decisivo ai fini della
individuazione  dei responsabili
dell'omicidio Enea Vincenzo era da identificare nel figlio della vittima,
Pietro Enea, il quale in quegli anni aveva vissuto ogni giorno al fianco del
padre convivendo con lui l'esperienza lavorativa e l'hobby della pesca;

- la sensazione che il
motivo del silenzio dell'Enea Pietro fosse dettato dall'esigenza di proteggere
i suoi familiari da eventuali ritorsione nel caso in cui avesse deciso di collaborare
con le autorità competenti;



- il movente dell'omicidio
collegato ai rapporti economici 
intercorrenti  tra Enea Vincenzo e
D'Agostino Benedetto e agli interessi di costoro confliggenti con quelli di
imprenditori edili in qualche modo riconducibili al mondo del crimine
organizzato.









POMIERO,BBP SNC,BRUNO FRANCESCO,MUTOLO,RICCOBONO,MACALIZZI,NAIMO,ENEA VINCENZO,VASSALLO GIUSEPPE,COPACABANA,BADALAMENTI,SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE,ARRESTI DELA GIUNTA 1984 11 OTTOBRE,PRG,PIANI PARTICOLAREGGIATI,1982,



1982, ARRESTI DELLA GIUNTA 1984 11 OTTOBRE, BADALAMENTI, BBP SNC, Bruno Francesco, COPACABANA, Enea Vincenzo, MACALIZZI, MUTOLO, NAIMO, PIANI PARTICOLAREGGIATI, pomiero, PRG, RICCOBONO, Vassallo Giuseppe,







L’omicidio Enea martedì 8 giugno 1982


venerdì 26 febbraio 2016

LA JIHAD OIKOTHEN CAPITOLO 01: “ELIMINATE IL P.M. MUSCO!”





tratto da "http://www.qtsicilia.it"   Venerdi, 26 febbraio 2016


LA JIHAD OIKOTHEN CAPITOLO 01: “ELIMINATE IL P.M. MUSCO!”



Cronaca Mercoledi, 24 febbraio 2016

Fonte: qtsicilia.it

di Adomex

L'insalubre
zona industriale di Siracusa per diversi anni è stata sotto osservazione del
magistrato ambientalista Maurizio Musco.

Le sue
indagini hanno messo in ginocchio le aziende del petrolchimico di Siracusa
costrette a subire diverse condanne per gravi eco-reati, come il traffico o il
trattamento illecito di rifiuti, la gestione illecita di discariche.

Maurizio Musco è il
magistrato, tra l'altro, che è riuscito a fare ottenere risarcimenti alle
famiglie che hanno subito malformazioni a carico dei loro figli, a Siracusa.

Sino alla
metà dell’anno 2011 il dott. Musco era considerato uno dei migliori magistrati
del distretto di Corte d’appello di Catania, uno dei massimi esperti nazionali
in materia di eco-reati.

Poi
succede qualcosa di strano. Musco tocca fili che non avrebbe dovuto toccare.

L’indagine su una società che si occupa di gestione di rifiuti:
la Oikothen. Si tratta di una società che avrebbe voluto, ma ci tenta
ancora, realizzare una piattaforma polifunzionale per il trattamento di rifiuti
pericolosi. Nel corso delle indagini Musco scopriva che “le carte” presentate
ai competenti uffici per ottenere le autorizzazioni, contenevano elementi
falsi, in quanto la realizzazione della discarica incriminata avrebbe
comportato il rischio concreto di compromissione di una falda acquifera nel
Comune di Augusta, falda che compariva e scompariva dalle carte secondo in
quale ufficio resiedevano.

Musco, dopo le dovute
indagini, chiede il rinvio a giudizio dei dirigenti della società Oikothen e
dell’allora sindaco di Augusta Massimo Carrubba e del vice sindaco Nunzio
Perrotta. Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che il comune di Augusta in
seguito verrà sciolto per infiltrazioni mafiose.

I
dirigenti Oikothen optano per il rito abbreviato, mentre Carrubba e Perrotta
chiedono il rito ordinario. All’esito dell’udienza preliminare i dirigenti
Oikothen vengono condannati e Carrubba e Perrotta rinviati a giudizio.

Successivamente
alla sentenza di condanna per i dirigenti della società incriminata, viene
imputato anche il geologo Marco Petitta, perito che era stato nominato dal
giudice come consulente tecnico. Quest’ultimo filone del caso Oikothen viene
assegnato, in sede di udienza preliminare, guarda caso al giudice Vincenzo
Panebianco.

Nel giungo
del 2012, mentre era pendente la predetta udienza preliminare, Musco scopre
che, attraverso un sistema di scatole cinesi, dietro la società Oikothen vi
erano “nomi pesanti” tra cui, guarda caso, proprio la moglie del Giudice
Panebianco, Elena Dessena Quercioli. Il Giudice Panebianco, nonostante ciò,
trattò la prima udienza come se nulla fosse, con nonchalance. Ma il dott.
Musco, accortosi della combine, presentava all’udienza successiva, istanza di
ricusazione del giudice Panebianco, che "sorpreso" dichiarava in
udienza che “apprendeva solo in quel momento” che la propria moglie avesse
cointeressenze economiche con la società Oikothen, decidendo, una volta
scoperto, di astenersi autonomamente.

Come mai
nessuno ha gridato allo scandalo per tutto ciò? La stampa locale, mentre attaccava
Musco, di contro rimaneva assolutamente silente dinnanzi a tale plateale
situazione di incredibile, imbarazzante incompatibilità. Tace la magistratura.
Come mai,
anche il Ministro Paola Severino non ha voluto vederci chiaro sui rapporti tra
Oikothen, la moglie del Giudice Panebianco e lo stesso Giudice Panebianco?
Lo
spieghiamo di seguito.

Continuiamo!

Ad un certo punto della
sua indagine Maurizio Musco scopre, ulteriormente, che dietro la società Oikothen vi
era un altro nome pesantissimo: Emma Marcegaglia. La 
Marcegaglia,
come ben sanno tutti, cura gli interessi dell’omonimo gruppo di famiglia e
negli ultimi anni attraverso una interessante operazione di lifting
d’immagine
 ha cercato di presentarsi pubblicamente come esempio di
esemplare moralità imprenditoriale.

E’
opportuno, però, ricordare che: <<Antonio Marcegaglia, del gruppo
Marcegalia,  ha patteggiato (nel 2004) una condanna a 11 mesi di
reclusione e un risarcimento di circa 6 milioni di euro
>> Non solo,
ma <<dalle sue dichiarazioni rese ai pm è nato un filone d’indagine
forse ancora più imbarazzante per la famiglia mantovana che controlla uno dei
più importanti gruppi siderurgici italiani. Sì, perché grazie alla
collaborazione delle autorità di Berna, la Procura di Milano ha ricostruito una
rete di conti svizzeri alimentati per un decennio da fondi neri dei
Marcegaglia. Un vero tesoretto, che secondo la ricostruzione dei magistrati
sarebbe stato utilizzato dalla famiglia della presidente di Confindustria per
una lunga serie di operazioni riservate
>>. (fonte Il Fatto
Quotidiano).

Questi i
soggetti di cui ci stiamo occupando. Che nel 2012, come è noto, hanno scatenato
a Siracusa un vero e proprio tsunami nei confronti del PM
Musco. Una impressionante campagna mediatica prezzolata, alimentata da interrogazioni
parlamentari ad orologeria, ha fatto si che l’allora Ministro Paola Severino
disponesse un’ispezione nei confronti della Procura di Siracusa. Ispezione
finalizzata a stabilire se il Musco avesse favorito o meno nello svolgimento
della sua attività l’avv. Piero Amara, legale di importanti gruppi industriali
operanti sul territorio nazionale ed internazionale. Una ispezione di
intimidazione e condizionamento dell’azione giurisdizionale la definiremmo,
perchè intrapresa su argomenti che nulla ci azzeccavano con l'inkiesta in
corso. Una macchina del fango ad usum delfinii.

Nonostante
tutto ciò, però, al termine del loro lavoro gli ispettori nominati dal Ministro
Severino,  scrivevano che “l’adombrata corsia preferenziale che
secondo i giornali interessati ed i deputati interroganti sarebbe stata
riservata allo studio dell’avv. Amara si era rivelata di fatto inesistente”.
Coerentemente
gli ispettori non rilevano alcuna anomalia nell’azione giurisdizionale della
Procura aretusea.

Malgrado
tutto ciò, l’allora Ministro Paola Severino sollecita la Dir.
Generale Magistrati (che nulla ha a che vedere con le inchieste ispettive) a
formulare “valutazioni e proposte”. La Dir. Generale Magistrati, dopo qualche
giorno, propone al Ministro di chiedere il trasferimento del dott. Musco sulla
base di “attuali” cointeressenze economiche tra il magistrato e l’avv.
Amara, in controtendenza all'esito dell'ispezione ministeriale. Mentre tace
sulle vere inquietanti incompatibilità di altri.

Il
Ministro Severino, che non era di certo disinteressata agli affari della
famiglia Marcegaglia, sottolineava tali medesime infondate circostanze, circa
le “attuali” cointeressenze economiche e chiedeva al C.S.M. il
trasferimento immediato del dott. Musco.

Il C.S.M.,
nelle more degli accertamenti nel merito, trasferiva in via provvisoria Musco
alla Procura di Palermo, salvo poi reintegrarlo alla Procura di Siracusa.

 E sorgono alcune domande
spontanee:

Come mai
il Ministro Paola Severino, nonostante fosse stato dimostrato che la campagna mediatica
posta in essere nei confronti del Musco si fosse rivelata del tutto infondata,
ha chiesto lo stesso il trasferimento cautelare del Musco? E come mai ha
motivato la sua richiesta affermando falsamente (gli ispettori l'avevano
escluso) “l’attuale cointeressenza economica” tra il dott. Musco e l’avv.
Amara?

Non tocca
a noi rispondere, ma lo affermiamo in questa sede e pubblicamente, per
interrogare chi di competenza e nelle sedi opportune. La sig.ra Paola Severino
non era nelle condizioni di potere formulare nessuna richiesta di trasferimento
nei confronti del dott. Musco, non solo per la impropria, forzata, infondata
richiesta, ma soprattutto perché la stessa è intima amica e sodale
della sig.ra Emma Marcegaglia. Infatti, c’è da dire che, oltre al rapporto
di amicizia esiste anche una collaborazione tra le due presso l’Università
Luiss di Roma di proprietà di Confindustria, essendo la Severino, “Protettore
Vicario dell’Ateneo” e la Marcegalia, “Presidente della Luiss” stessa.

E’ del
tutto evidente che la sig.ra Paola Severino avrebbe dovuto astenersi dal
trattare una vicenda che riguardava il magistrato che indagava nei confronti
della società della sua amica e sodale Emma Marcegaglia, per il quale progetto
la stessa aveva investito parecchio.

Purtroppo la
sig.ra Severino sebbene sia molto brava, come anche la sua amica Emma, a curare
la sua immagine pubblica (era stata proposta addirittura, cose da pazzi, come
Presidente della Repubblica) non è stata altrettanto brava a valutare la
sussistenza in capo a se stessa (nei confronti degli altri però si) gli
obblighi e l’opportunità dell’astensione.

In
sintesi: il dott. Musco apre un’indagine contro la società Oikothen e, non
appena arriva alla famiglia Marcegaglia, “guarda caso” la sig.ra Severino,
intima amica della sig.ra Emma, prima dispone un’ispezione a Siracusa e poi
chiede il trasferimento del magistrato, nonostante l’esito dell’ispezione
consideri inesistenti i cd favoritismi ambientali nel rapporto Musco/Amara.

Ma nulla
dice il ministro che nel corso delle indagini si scopre che facevano parte
della società Oikothen la famiglia Marcegaglia e la moglie del Giudice
Panebianco, che dopo la richiesta di rinvio a giudizio, si trova, guarda
caso, come Giudice dell’udienza preliminare. Bravo il dott. Vincenzo Panebianco.
Il dott. Musco, avendo scoperto il tutto, ricusa Panebianco, il quale è
costretto ad astenersi. A questo punto si infiamma il terremoto mediatico
contro il dott. Musco.

Il giudice
Panebianco, marito incompatibile della socia Oikothen, insieme ad altri
magistrati tra cui il dott. Antonio Nicastro ed il dott. Andrea Palmieri (di
cui si parleremo in altra puntata) facevano parte della locale sezione
dell’ANM, che puntarono il dito contro il dott. Musco e sollecitarono
l’ispezione del Ministro della Giustizia, Paola Severino, amica interessata
della sig.ra Emma Marcegaglia.

Ma nessuno
di questi si è mai posto il problema del necessario obbligo di astensione per
le evidenti incompatibilità in cui si trovavano, il Panebianco nel porsi a
giudice di sua moglie e il Ministro, amica della Marcegaglia, a disporre
l’ispezione nei confronti della Procura di Siracusa e del dott. Musco fino a
chiederne il trasferimento da Siracusa per non essersi astenuto dalla
trattazione di procedimenti in cui Amara era difensore. In effetti lo si voleva
eliminare, troppo scomodo per gli affari della famiglia.

La sig.ra
Severino non ha mai avuto la tensione morale né il pudore di astenersi dal
decidere le sorti di un magistrato che indagava contro la sua amica/sodale.
Anche quando gli ispettori nominati dal Ministro al momento della consegna
della loro relazione non avevano proposto la misura del trasferimento del dott.
Musco. Lo stesso, però,veniva trasferito ugualmente, evidentemente, per
eliminare l’ostacolo agli affari “sporchi” della Oikothen.

Se questa è la
Giustizia...Ma non finisce qui. Alla prossima puntata.

Link utili:





IL COMUNE DICE SI ALLA PIATTAFORMA POLIFUNZIONALE OIKOTHEN nonostante la opposizione ferma e decisa dei cittadini di Augusta.



Una sciagura annunciata, un delitto perpetrato dalle lobby economiche, politiche e sindacali ai danni dei cittadini di Augusta!
I Cittadini di Augusta esprimono tutta la loro delusione per l’incoerenza ed il pressappochismo con cui è stata rilasciata dal Comune di Augusta l’autorizzazione alla “Piattaforma Oikothen per rifiuti pericolosi e non” nonostante la già accertata insostenibile situazione igienico-sanitaria del territorio.


Mettiamo a conoscenza dei cittadini i fatti su cui riflettere:


- il 15.11.05 la Provincia aveva espresso parere negativo all’impianto Oikothen (che prevede trattamenti di inertizzazione e bonifica per 140.000 t/a di rifiuti e due discariche per 500.000 m3 di rifiuti, di cui 200.000 pericolosi) per il rischio alla salute e per l’inquinamento irreversibile della falda acquifera derivante dalle discariche che sono previste proprio nella zona di ricarica idrica dove già esistono ben 13 pozzi profondi che alimentano l’acquedotto comunale di Augusta;


- il 3.06.06 il Comune di Augusta ed il 5.06.06 l’Assessorato Regionale al Territorio (ARTA) esprimevano parere negativo agli scarichi dell’inceneritore Oikothen;


- il 24/10/06, a fronte di tali dinieghi, l'Oikothen, nella riunione presso gli Uffici 3 dell’ARTA, comunicava l’intendimento di voler realizzare la piattaforma priva del previsto inceneritore, cioè “ridimensionata”e ne chiedeva le autorizzazioni.


La piattaforma così “ridimensionata”, a giudizio di tecnici e giuristi, rappresenta un nuovo e diverso impianto per il quale necessita un nuovo progetto con una nuova VIA e con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).


Nella stessa riunione del 24/10/06 il prof. Parmaliana, consulente del Comune di Augusta, invece di sostenere che non si può dare parere a un progetto prima che questo venga regolarmente presentato, si riservava di esprimerlo entro i 10 giorni successivi.


- Il 17.11.06, nella riunione indetta dai DS di Augusta ed allargata a PRC, PC e PSI sull’escamotage del “ridimensionamento Oikothen”, si propose di non accettare in Consiglio Comunale la piattaforma Oikothen “ridimensionata” ed il nostro Comitato, con lettera aperta del 20.11.2006, evidenziava la inammissibile ed assurda richiesta di parere su un impianto nuovo privo di progetto, invitando il Comune a non darne alcuno.


- Il 30.11.06 l’ing. Franco Formica, Dirigente del V settore del Comune di Augusta, esprimeva parere favorevole, ai soli fini degli scarichi atmosferici, alla Piattaforma Oikothen “ridimensionata” pur sapendo che questa prevedeva sempre le 2 pericolosissime discariche e gli impianti di inertizzazione e bonifica.


Venivano così azzerati i pareri “non favorevoli” in precedenza espressi dal nostro Comune sull’Oikothen. Venivano ignorate le promesse del Sindaco Carrubba, che “non avrebbe mai autorizzato alcun nuovo insediamento industriale nel nostro territorio”. Ma Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati erano veramente all’oscuro di tutto? Sconoscevano forse la riserva di Parmaliana ed il parere del Formica? Sconoscevano lo stato in cui versa il nostro Territorio dal punto di vista sanitario ed ambientale?


Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati, è così che ci rappresentate in problemi tanto scottanti? Ora che non potete più dire “non lo sapevamo” cosa intendete fare?


E’ risaputo che una seria ed impegnata Amministrazione Comunale può rimediare ai gravi errori del Parmaliana e del Formica ritirando, in autototutela, il parere favorevole espresso da quest’ultimo sulla piattaforma Oikothen. 


Augusta 11.04.2007

Dal “Comitato Cittadino di Augusta Contro gli Inceneritori e per il Diritto alla Vita” aderente a “Decontaminazione Sicilia” Coordinamento Regionale dei Comitati Civici.


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